Razze pericolose

La diatriba sulle razze considerate pericolose continua e quasi tutti i tecnici sono convinti che esse non esistano e che il problema sono solo i proprietari, senza minimamente mettersi in discussione. Eppure, andando a vedere le premesse (il filosofo Eisenberg asseriva che …se le premesse sono errate, tutte le conseguenze sono errate), possiamo accorgerci che partiamo proprio da convinzioni errate.

Se si valutasse tutto attentamente PRIMA d’iniziare qualsiasi lavoro o tema, si eviterebbero una serie incredibile di insuccessi, interpretazioni sbagliate ed errori clamorosi. Uno dei problemi fondamentali, in campo canino, nasce dal fatto che tali animali sono cambiati in modo impressionante negli ultimi 35 anni, con l’apice del fenomeno fra il 1975 e il 1985, sia nel comportamento, sia nelle patologie da cui sono afflitti. Questi cambiamenti, oltretutto, come abbiamo visto molto rapidi, o si sono vissuti di persona o si possono percepire solo attraverso esperti del settore più anziani o da libri “datati”. Chi nasce in un certo periodo storico è portato a credere che quello che vede sia la normalità e, ovviamente, si comporta di conseguenza. A tal proposito, è clamoroso il giudizio che molti esperti attuali danno del Fioroni, considerato all’epoca il maggiore esperto di razze canine, sia dal punto di vista strutturale che da quello caratteriale. Mi è capitato di sentire, a una riunione con importanti cinofili, che il Fioroni era un imbecille perché, secondo quanto affermava, i cani erano tutti bravi e buoni. Peccato che, chiunque, come me, abbia vissuto quegli anni, avendo a che fare quotidianamente con almeno 50 cani al giorno (noi veterinari per piccoli animali eravamo pochissimi e, per il contemporaneo boom del settore, i clienti tantissimi), può tranquillamente confermare che quanto scritto da Fioroni corrispondeva alla realtà. Chihuahua o mastini erano mansueti (a parte le ovvie poche eccezioni), docilissimi con i bambini e assolutamente affidabili, pronti, comunque, a diventare feroci in presenza di un pericolo, di una minaccia o in caso di assenza dei padroni da casa. Semplicemente, facevano la guardia e difendevano il padrone o i bambini solo quando era necessario. Posso ricordare le innumerevoli visite a domicilio durante le quali, anche in caso di un branco, i cani, se presente il padrone, venivano solo a farti le feste.

La situazione, come premesso, si è modificata sorprendentemente nello spazio di pochi anni, e ha evidenziato i seguenti cambiamenti:

cucciolate che, all’età di 20 giorni, magari ancora con gli occhi semichiusi, presentavano oltre il 60/70% di soggetti insofferenti alla manipolazione, specie nell’aprirgli la bocca e addirittura, ovviamente nel modo ridicolo che poteva attuare un cane quasi appena nato, minacciosamente ringhianti. In breve tempo, ci siamo trovavi con cucciolate di due mesi sospettose, iperattive e che non si avvicinavano ai visitatori. Nello spazio di alcuni anni, ho rovesciato, nel consigliare il proprietario sulla scelta del cucciolo, quello che era un “must” del periodo: scegliere quello più vivace. Seguendo questo criterio, il proprietario si trovava pressoché matematicamente ad avere un bel capo branco estremamente difficile da trattare. Meglio optare sul più “tonto”, che sarebbe diventato, nella maggior parte dei casi, un cane normale.

Esiste un vecchio proverbio che dice “cane non mangia cane”, ma, da quegli anni, è diventato comune assistere a cuccioli massacrati da cani adulti, litigi feroci e spesso mortali fra soggetti adulti, cani grandi che “facevano fuori” cagnolini totalmente innocui. A tal proposito, era comunissimo, prima di tale cambiamento, assistere ad “aggressioni” di cani di piccolissima taglia a cani di taglia anche molto grande senza che il gigante lo degnasse della minima considerazione. Inutile rilevare che i cani non si sognavano di mordere i bambini e che essi sopportavano stoicamente ogni vessazione, consci di avere a che fare con un “cucciolo di uomo”. Ovviamente, ho sempre insistito sulla necessità di educare i bambini a rispettare gli animali senza torturarli, ma, in ogni caso, leggi ancestrali stampate dentro ogni cane impedivano (logicamente) questo tipo di reazione. Queste leggi non funzionano più, e qualsiasi esperto è costretto a mettere in guardia i proprietari di quasi qualsiasi razza sul rischio di possibili aggressioni, spesso per futilissimi motivi.

L’aggressività attuale dei cani ha due cause completamente diverse:

la prima è dovuta a un fattore, in questo momento sconosciuto, che ha elevato di molto il livello di tale caratteristica e interessa la totalità della specie canina;

la seconda è dovuta all’uomo che, in maniera veramente idiota, ha selezionato e scientemente fatto riprodurre ceppi di cani particolarmente aggressivi e dominanti, identificandoli fra le razze che avevano caratteristiche fisiche e attitudinali adatte a difendere le greggi e i loro padroni dai predatori più grandi e più pericolosi. Essi sono stati e sono, purtroppo, ancora impiegati per le gare di combattimento, stravolgendo ogni loro istinto naturale e mettendo le basi per la proliferazione di soggetti completamente alterati e aggressivi contro tutto e tutti, delle vere e proprie macchine da guerra. Tuttavia, nell’ambito di queste razze, sono frequenti i soggetti che, nati da genitori non selezionati secondo questi aberranti criteri, sono cani completamente affidabili e mansueti.

A confermare che non esiste una razza pericolosa in sé, ma esistono soggetti che, provenendo geneticamente da genitori e progenitori “tarati”, sono realmente pericolosi.

Sia nel primo, sia nel secondo caso il cane, ovviamente, è solo una vittima e non ha alcuna responsabilità.

Si afferma che molto dipende dall’atteggiamento del padrone, ed è effettivamente così, ma in tal modo lavoriamo sugli effetti e non sulle cause. Trovare persone con un buon grado di autostima e di autorevolezza, nel mondo attuale, è diventato obiettivamente difficile. Dobbiamo più lavorare per capire cosa fare sul cane piuttosto che cercare di far diventare autorevoli i proprietari. Come ipotizzato in un’altra relazione, è possibile che l’aumento dell’aggressività del cane sia legata a un difetto dei neurotrasmettitori principali acetilcolina, noradrenalina e serotonina. L’attenzione è puntata sulla serotonina, poiché si è verificato che una sua carenza provoca un aumento dell’aggressività. Fra le cause di tale carenza potrebbero esserci la presenza di pesticidi, largamente usati nei cereali che somministriamo ai cani con le crocchette o con la pasta o il riso, la carenza di Omega3 nell’alimentazione o la presenza di residui farmacologici nella carne derivante dall’allevamento intensivo.

Comments

comments

Visit Us On FacebookVisit Us On LinkedinVisit Us On YoutubeVisit Us On Twitter