Quando malasanità e quando fatalità?

Il medico, anche il più preparato, non conoscerà mai tutte le situazioni possibili e tutte le patologie esistenti, e sarà soggetto, come tutti gli esseri umani, a giornate negative, di cui magari si accorge solo quando la frittata è già fatta.

Ricordiamo che esistono malattie fulminanti o imprevedibili e che è possibile veder morire un animale o una persona magari appena uscito da un check up completo. Nessun controllo e nessuna serie di esami potranno mai dare la garanzia assoluta che tutto l’organismo è in ordine. Un essere vivente non è come un’autovettura cui puoi cambiare i pezzi in modo meccanico e scientifico. Distinguiamo, quindi, nettamente la malasanità, che esiste quando si lavora senza lo scrupolo e le attenzioni necessarie, da quanto è frutto sia dell’imprevedibilità, sia dell’estrema complessità dell’organismo e sia della dimensione umana e fallibile di ciascun medico, anche il più aggiornato. A posteriori, ogni situazione andata male porta a pensare che sia frutto di un errore e che sia, quindi, sempre causa del medico che non ha prescritto certi esami o che ha sottovalutato il problema o che ha sbagliato terapia. Certamente in molte situazioni è vero, ma in altre è pressoché impossibile prevenire il problema. Come può, quindi, il terapeuta cautelarsi per evitare tali situazioni? Paradossalmente, l’unica difesa che ha è quella di non comportarsi secondo scienza e coscienza: infatti, il seguire il giuramento di Ippocrate, cui ogni medico deve sottostare, lo porterebbe a curare il paziente e a prescrivere farmaci ed esami solo quando è necessario, senza abusarne. Ma quale medico, nel presente, può permettersi di esercitare la propria professione attenendosi a questi principi? Sappiamo tutti quanti disturbi sono dovuti allo stress e non hanno una radice organica reale. Pensiamo alle tachicardie, alle palpitazioni e alle extrasistoli, solo per fare un esempio. Il medico sa perfettamente che la loro origine è quasi costantemente psicosomatica e, dopo un primo accurato controllo atto a identificare eventuali patologie organiche, dovrebbe evitare di prescrivere montagne di esami e di farmaci. Solo qualche personaggio eticamente e idealmente convinto del proprio operato lo farà, rischiando denunce, processi, arresti e galera. Tutti gli altri, con umana cautela, si atterranno rigidamente ai protocolli esistenti, potente ombrello contro tali rischi professionali, ma sicuramente impossibilitati molte volte ad agire secondo il buon senso. Ricordiamo sempre che è molto più facile per un medico curare che non farlo, ma deve essere chiaro che non è certamente il modo migliore di fare medicina, specie considerando quali e quanti sono gli effetti collaterali della maggior parte dei farmaci e di molti accertamenti diagnostici. Ecco, quindi, comparire decine di fogli sul consenso informato da far firmare ai propri pazienti per sgravarsi dalle responsabilità più gravi in caso di reazioni negative alle terapie.

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