Possibili cause dell’aumento dell’aggressività nel cane

Premessa

Non sono un etologo, ma, dall’alto di 30 anni di esperienza clinica e avendo avuto la possibilità di vivere tutto il film dall’inizio (quando i cani non erano aggressivi e il Fioroni, autore di una famosa enciclopedia del cane, alla descrizione di ogni singola razza, ripeteva con serenità che era composta da soggetti di buon carattere, ovviamente più o meno forte ma sempre equilibrato) posso permettermi di dire la mia sul grave problema dell’aggressività canina.

Quando quest’animale era ancora “normale”, un amico dell’uomo, tutti i cani erano fondamentalmente buoni e affettuosi, anche quelli da guardia e da difesa. Nella mia clinica potevo visitare tranquillamente soggetti di settanta od ottanta chili senza la museruola e senza la minima traccia di aggressività anche di fronte a manualità dolorose. Oltretutto, a quei tempi, il numero delle visite giornaliere di un veterinario era elevatissimo, potendo in tal modo avere una casistica assolutamente imponente: i cani mordaci erano pochissimi; spiccavano, fra questi, i cocker fulvi, molti dei quali erano veramente imprevedibili e ti potevano “ammollare” dei morsi veramente dolorosi e che tendevano a dare infezione. Quindi, il povero Fioroni, che ho sentito descrivere, non molto tempo fa, come un povero imbecille secondo il quale tutti i cani erano buoni, aveva perfettamente ragione: quando i cani erano “normali”, la percentuale di soggetti “cattivi” era obiettivamente bassissima. Purtroppo, per ragioni comunque dipendenti dal cambiamento della componente umana e di quanto ha combinato nell’ambiente, la situazione è cambiata in pochissimi anni (fra il 1978 e il 1990), con la comparsa di un numero esagerato di soggetti capobranco e con il progressivo aumento dell’aggressività in determinate razze, determinando, in molti tecnici, la convinzione che esistano razze pericolose. La diatriba sulle razze considerate pericolose continua e quasi tutti i tecnici sono convinti che esse non esistano e che il problema siano solo i proprietari, senza minimamente mettere in discussione la premessa. Eppure, andando a vedere proprio le premesse (il filosofo Parmenide asseriva che …se le premesse sono errate, tutte le conseguenze sono errate), possiamo accorgerci che partiamo proprio da convinzioni errate. Se si valutasse tutto attentamente PRIMA d’iniziare qualsiasi lavoro o tema, si eviterebbe una serie incredibile di insuccessi, interpretazioni sbagliate ed errori clamorosi. Uno dei problemi fondamentali, in campo canino, nasce proprio dal fatto, sopra descritto, che tali animali sono cambiati in modo impressionante negli ultimi 35 anni, con l’apice del fenomeno fra il 1975 e il 1990, sia nel comportamento, sia nelle patologie da cui sono afflitti. Questi cambiamenti, oltretutto molto rapidi, o si sono vissuti di persona o si possono percepire solo attraverso esperti del settore più anziani o da libri “datati”. Chi nasce in un certo periodo storico è portato a credere che quello che vede sia la normalità e, ovviamente, si comporta di conseguenza. Chiunque, come me, abbia vissuto quegli anni, avendo a che fare quotidianamente con tanti animali (noi veterinari per piccoli animali eravamo pochissimi e, per il contemporaneo boom del settore, i clienti tantissimi), può tranquillamente confermare che i cani erano mansueti (a parte le ovvie ma poche eccezioni), docilissimi con i bambini e assolutamente affidabili, pronti, comunque, a diventare feroci in presenza di un pericolo, di una minaccia o in caso di assenza dei padroni da casa. Semplicemente, facevano la guardia e difendevano il padrone o i bambini solo quando era necessario. Posso ricordare le innumerevoli visite a domicilio durante le quali, anche in caso di un branco, i cani, se presente il padrone, venivano solo a farti le feste.

La situazione, come premesso, si è modificata sorprendentemente nello spazio di pochi anni, e ha evidenziato i seguenti cambiamenti:

cucciolate che, all’età di 20 giorni, magari ancora con gli occhi semichiusi, presentavano oltre il 60/70% di soggetti insofferenti alla manipolazione, specie nell’aprirgli la bocca e addirittura, ovviamente nel modo ridicolo che poteva attuare un cane quasi appena nato, minacciosamente ringhianti. In breve tempo, ci siamo trovavi con cucciolate di due mesi sospettose, iperattive e che non si avvicinavano ai visitatori. Nello spazio di alcuni anni, ho dovuto rovesciare, nel consigliare il proprietario sulla scelta del cucciolo, quello che era la regola del periodo: scegliere quello più vivace. Seguendo questo criterio, il proprietario si trovava pressoché matematicamente ad avere un bel capo branco estremamente difficile da trattare. Meglio optare sul più “tonto”, che sarebbe diventato, nella maggior parte dei casi, un cane normale.

Esiste un vecchio proverbio che dice “cane non mangia cane”, ma, in quegli anni, è diventato comune assistere a cuccioli massacrati da cani adulti, litigi feroci e spesso mortali fra soggetti adulti, cani grandi che “facevano fuori” cagnolini totalmente innocui. A tal proposito, era comunissimo, prima di tale cambiamento, assistere ad “aggressioni” di cani di piccolissima taglia a cani di taglia anche molto grande senza che il gigante lo degnasse della minima considerazione. Inutile rilevare che i cani non si sognavano di mordere i bambini e che essi sopportavano stoicamente ogni vessazione, consci di avere a che fare con un “cucciolo di uomo”. Ovviamente, ho sempre insistito sulla necessità di educare i bambini a rispettare gli animali senza torturarli, ma, in ogni caso, leggi ancestrali stampate dentro ogni cane impedivano (logicamente) questo tipo di reazione. Queste leggi non funzionano più, e qualsiasi esperto è costretto a mettere in guardia i proprietari di quasi qualsiasi razza sul rischio di possibili aggressioni, spesso per futili motivi.

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