Il consumo di carne nel mondo: un terribile paradosso

Lo sapevate che oltre tre miliardi di animali all’anno finiscono sulle tavole dei consumatori di tutto il mondo “ricco” e sovralimentato? La quantità di cibo (oltre la metà delle produzioni mondiali annue dei cereali e della soia) destinata a nutrire questo esercito sterminato di animali da sacrificare) sarebbe sufficiente a dar da mangiare alle centinaia di milioni di bambini che, invece, muoiono per denutrizione. Una considerazione spaventosa: togliamo di bocca cereali, fonte di carboidrati, e soia, fonte di proteine, a chi non ne ha per darlo ad animali destinati ad alimentare chi ha problemi di sovrappeso e, di conseguenza, di salute!

Ho già citato in passato un altro fatto mortificante: la quantità di acqua che serve per portare a termine il ciclo di produzione degli animali d’allevamento nella loro massa totale è enormemente superiore a quella necessaria per la produzione di cereali, circa 15.000 litri contro poco più di mille. E anche l’acqua, bene talmente prezioso da essere fonte di guerre mortali per il suo possesso, viene, quindi, a essere usata a sproposito.

È sempre difficile immedesimarsi in situazioni che non siano dirette e visibili, ma queste semplici considerazioni vogliono solo stimolare a riflettere ogni volta che mangiamo un pezzo di carne: ciascuno di noi può dare il proprio contributo, ed è veramente confortante percepire attorno a noi un cambiamento di mentalità che coinvolge in modo oserei travolgente sempre più persone (e chi ama gli animali, ovviamente, è il primo). Ammetto senza paura di aver mangiato tanta carne nella mia vita, e ancor adesso, qualche volta cedo alla tentazione, ma mi conforta osservare che è un cammino a senso unico e sempre più veloce verso il vegetariano, unica via che permetta un minimo di giustizia.

 

Lettera di Umberto Veronesi – Fondatore e direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia

Sono grato all’autore per avermi citato e soprattutto per aver sottolineato il tema che mi turba di più: il paradosso del consumo di carne nel mondo. Ferrari parla giustamente di massacro e io vorrei darne una dimensione: stiamo parlando di 4 miliardi di capi di allevamento che ogni anno vengono sacrificati per il palato di circa 2 miliardi di esseri umani, in gran parte sovralimentati. Non possiamo infatti dimenticare che il consumo eccessivo di carne, oltre ad essere una crudeltà inaccettabile, è una delle cause principali dell’ingiustizia alimentare che fa sì che circa 1 miliardo di persone non abbia cibo a sufficienza e muoia di fame, fra cui molti bambini, mentre due miliardi si ammalino e muoiano per eccesso di alimentazione.

In realtà ci sarebbe cibo a sufficienza per tutti se non dovessimo nutrire quei 4 miliardi di animali utilizzati come macchine da trasformazione di cibo. Praticamente il 50% dei cereali e il 75% della soia raccolti nel mondo sfamano animali da allevamento destinati al macello, invece che esseri umani. I poveri animali inoltre sono macchine non efficienti, anzi dannose per l’equilibrio ecologico: basta pensare che per ottenere un chilo di carne sono necessari quindicimila litri di acqua, mentre per un chilo di cereali ne sono sufficienti mille. Per questo sono convinto, come Albert Einstein, che l’abbandono della carne non sia una scelta, ma una necessità e il mondo dovrà convertirsi al vegetarianismo per sopravvivere. Detto questo, tengo a precisare che io sono vegetariano per motivi etici e che ho deciso di non mangiare animali molto prima di appassionarmi alla scienza, alla salute e alla sostenibilità ambientale.

Ho scelto di non mangiare gli animali perché li amo e non capisco come si possa ingoiare qualcuno che si ama. Capisco quindi le ragioni degli animalisti. Tuttavia il mio amore per la scienza e la mia fiducia nella sua capacità di migliorare il benessere del mondo sono nel tempo diventati molto profondi e dunque capisco anche le ragioni degli scienziati. Penso, quindi che, come già insegnava Sant’Agostino quasi 2000 anni fa, dobbiamo scegliere il male minore. Accettando la sperimentazione sugli animali nei casi in cui è ancora indispensabile, accettiamo ciò che non è un bene in sé, ma è un tributo che paghiamo all’etica, in vista di un vantaggio per un maggior numero di esseri viventi.

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